lunes, 6 de octubre de 2014

domingo, 8 de junio de 2014

Traduzione spagnolo-italiano -SPAGNOLO III

  • Joe: Bene, allora io pago il conto, voi mettete la mancia. Un dollaro a testa dovrebbe andar bene. [Rivolto a Mr. White] E tu quando torno voglio la mia rubrica.
    Mr. White: Mi dispiace, adesso è mia.
    Joe [a Mr. Blonde]: Ehi, forse ho cambiato idea: spara a questo pezzo di merda. [ridono]
    Eddie: Ok, tirate fuori un po' di grana per la signorina. [Tutti tirano fuori un dollaro tranne Mr. Pink] Andiamo, tira fuori un verdone.
    Mr. Pink: Ah-ah, non do mance.
    Eddie: Non dai mance?
    Mr. Pink: No, non ci credo.
    Eddie: Non credi nelle mance?
    Mr. Blue: Sai quanto guadagna una cameriera? Un xxxxxx  di niente.
    Mr. Pink: Ma non mi dire. Allora perché non se ne va? [Mr. Blonde ride]
    Eddie: Neanche un Ebreo avrebbe il coraggio di dire una cosa del genere. Nono, fammi capire. Allora tu non dai mai la mancia?
    Mr. Pink: No, perché la società mi dice di farlo. Cioè, la mancia la lascio se proprio se la meritano. Se proprio si impegnano al massimo, lascio un piccolo extra. Ma lasciarla così solo perché si deve è una stronzata. [Eddie ride] Voglio dire, non fanno nient'altro che il loro lavoro.
    Mr. Blue: Sì, ma questa è stata gentile.
    Mr. Pink: Sì, d'accordo, ma che ha fatto di speciale?
    Mr. Blue: E che doveva fare? [Mr. Brown ride]
    Eddie: Io le darei più del 12%.
    Mr. Pink: Insomma, ho ordinato il caffè, giusto? Siamo qui da un sacco di tempo e mi ha riempito la tazza solo 3 volte. Io voglio che me la riempia almeno 6 volte.
    Mr. Blonde: 6 volte, eh? E se avesse altri xxxxxx  per la testa?
    Mr. Pink: Una cameriera non dovrebbe avere altri xxxxxx  per la testa.
    Eddie: Scusa tanto, Mr. Pink, ma l'ultima cosa di cui hai bisogno ora è un altro caffè. [Mr. Brown ride]
    Mr. Pink: Santo Iddio, ma queste ragazze mica se la passano male. Prendono il minimo sindacale. Anch'io una volta ho lavorato al minimo sindacale ma non ero tra i fortunati che la società considera degni di mancia.
    Mr. Blue: Te ne freghi che contino sulle mance per vivere.
    Mr. Pink [sfregando il pollice e l'indice della mano]: Lo sai cos'è questo? È il più piccolo violino del mondo che suona solo per le cameriere.
    Mr. White: Tu non sai nemmeno di che cosa stai parlando. Si fanno un culo come una casa. È un mestiere duro il loro.
    Mr. Pink: Lo è anche lavorare da Mc Donald's, ma lì non lasci la mancia, vero? E perché, non servono anche loro da mangiare? Ma la società dice "a questi devi lasciare la mancia, a questi altri niente mancia". Puttanate.
    Mr. White: Fare la cameriera è il mestiere più diffuso tra le ragazze che non hanno titoli di studio in questo paese. È il lavoro che praticamente ogni donna può fare e camparci anche, e questo solo per via delle mance.
    Mr. Pink: ..E chi se ne fotte. [Mr. Brown ride]
    Mr. Brown: Che stronzo.
    Mr. Pink: Voglio dire, mi dispiace che il governo tassi le mance, è una puttanata, ma non è colpa mia! Lo so che le cameriere appartengono a una di quelle categorie che xxxxxx   dal governo e se ci fosse una petizione contro la tassazione delle mance, io la firmerei. Se si dovesse votare voterei, ma non voglio seguire la corrente. In quanto alla stronzata delle ragazze che non hanno titoli di studi, che imparino a battere a macchina, perché se si aspettano che paghi io l'affitto per loro, stanno fresche!
    Mr. Orange: Mi ha convinto, mi riprendo il mio dollaro.
    Eddie: Ehi! Lascia lì i soldi. [Mr. Orange rimette i soldi a posto con una smorfia]
    Joe: Signori, la ricreazione è finita. Un momento. Chi non ha messo il suo dollaro?
    Mr. Orange: Mr. Pink.
    Joe: Mr. Pink? E come mai?
    Mr. Orange: Non lascia mance.
    Joe: Non lascia mance? Che vuol dire non lasci mance?
    Mr. Orange: Non ci crede...
    Joe: Sta' zitto... Come sarebbe a dire non ci credi? Avanti, tira fuori un dollaro, pidocchioso di merda. Te l'ho pagata io la colazione.
    Mr. Pink: D'accordo, solo perché hai pagato tu il pranzo, ma normalmente non lo farei.
    Joe: Me ne sbatto di quello che faresti normalmente. Adesso sganci un dollaro come tutti gli altri. [a Mr. White che gli ridà la rubrica] Grazie!
  • RESERVOIR DOGS

domingo, 1 de junio de 2014

Traduce el siguiente texto

  • Paul: Sono tutte uguali!
    Augustus: È vero. Quattromila fotografie dello stesso posto, l'angolo tra la Terza e la Settima, alle otto di mattina. Quattromila giorni con tutti i tipi di clima possibile. È per questo che non vado in vacanza, devo stare qui ogni mattina, alla stessa ora. Ogni mattina nello stesso posto alla stessa ora.
    Paul: Beh...Non ho mai visto niente del genere.
    Augustus: È il mio progetto, quello che puoi chiamare il lavoro della mia vita.
    Paul: Pazzesco. Non sono sicuro di aver capito: insomma... come ti è venuta quest'idea, di fare... questo progetto?
    Augustus: Non lo so, mi è venuta. È il mio angolo dopo tutto. Sì insomma, è una piccola parte del mondo ma.. anche qui succedono delle cose, come in qualunque altra parte. È la documentazione del mio angolo.
    Paul[sfogliando velocemente] È un po' ossessivo.
    Augustus: Non capirai mai se non vai più piano, amico mio.
    Paul: Cosa vuoi dire?
    Augustus: Voglio dire che vai troppo veloce, non guardi neanche le foto.
    Paul: Ma... sono tutte uguali!
    Augustus: Sono tutte uguali, ma ognuna è differente dall'altra. Ci sono delle mattine di sole, delle mattine buie; ci sono luci estive e luci autunnali; giorni feriali e fine settimana; c'è gente con l'impermeabile e le galosce e gente.. con la maglietta e i pantaloncini; qualche volta la stessa gente, e qualche volta differente; qualche volta quelli differenti diventano uguali, e la stessa gente scompare. La Terra gira intorno al Sole, e ogni giorno la luce del Sole colpisce la Terra da un'angolazione differente.
    Paul: Più piano, eh?
    Augustus: È quello che consiglio. Lo sai com'è: domani, domani, domani.. il tempo mantiene sempre il suo ritmo.
    [Augustus che racconta a Paul il suo hobby]
  • SMOKE Wayne Wang 

lunes, 26 de mayo de 2014

Traduzione italiano-spagnolo

1. 
  • Michele: Senti che lavoro, me n'ero dimenticato, che lavoro fai?
    Cristina: Be', mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica, leggo...
    Michele: E concretamente?
    Cristina: Non so cosa vuoi dire.
    Michele: Come non sai, cioè che lavoro fai?
    Cristina: Nulla di preciso.
    Michele: ... Come campi?
    Cristina: Mah... te l'ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose.

  • Mortillaro: Qualcuno avrebbe dovuto avvisarmi, e io non ci sarei proprio andato a scuola! Avrei lasciato perdere! E invece nessuno mi ha detto niente, e mi hanno fatto prigioniero a sei anni, una creatura! E non mi hanno rilasciato più. E a che pro?
    Lugo: Non lo so.
    Mortillaro: In trent'anni di carriera avrò avuto 3-4000 alunni e uno, ma dico uno, che abbia fatto carriera? Nessuno! Ma perché in trent'anni di carriera non ho incontrato nemmeno un membro della futura classe dirigente? Tu te le poni queste domande? Perché la classe dirigente non viene a studiare il francese da me? Ma che c'ho fatto io alla classe dirigente? ... Io sono entrato nella zona della morte
  • Skyler: Walt. Te l'ho già detto. Se sei in pericolo andiamo dalla polizia.
    Walter: Oh, no. Non voglio sentire parlare di polizia.
    Skyler: Non lo sto dicendo alla leggera. So bene cosa potrebbe fare a questa famiglia. Ma se fosse l'unica scelta possibile... Se l'alternativa fosse farsi sparare appena apri la porta di casa...
    Walter: Non voglio sentire parlare di polizia.
    Skyler: Tu non sei un criminale incallito, Walt. La cosa è più grande di te ora. È quello che gli diremmo, è la verità.
    Walter: Non è la verità.
    Skyler: Certo che lo è. Un insegnante con il cancro che ha un disperato bisogno di soldi...
    Walter: Ok, ora basta.
    Skyler: Costretto a lavorare senza la possibilità di licenziarsi? Me l'hai detto tu stesso, Walt. Gesù, ma cosa mi è passato per la testa? Walt, ti prego. Tutti e due, smettiamola di giustificare tutto questo e ammettiamolo che sei in pericolo.
    Walter: Ma con chi credi di parlare? Chi è che credi di avere davanti? Lo sai quanto guadagno in un anno? Anche se te lo dicessi, non ci crederesti. Sai cosa succederebbe se all'improvviso decidessi di smettere di andare a lavoro? Che un'azienda così grande da poter essere quotata al NASDAQ andrebbe a gambe all'aria. Sparirebbe. Cesserebbe di esistere, senza di me. No, è chiaro che tu non sappia con chi stai parlando, quindi ora ti spiego come stanno le cose. Non sono in pericolo, Skyler. Io sono il pericolo. Un uomo apre la porta di casa e gli sparano, e tu credi che quell'uomo possa essere io? No. Io sono quello che bussa alla porta!
    • Qualcuno deve proteggere questa famiglia dall'uomo che protegge questa famiglia. (Skyler)

Traduce al español el siguiente artículo

                             Genitori-figli, l’arte del litigare

Si accapigliano. Discutono. Urlano. Litigano. A volte spero che sia una strada secondaria che la vitalità imbocca per sbaglio. Come l’acqua che tracima dal torrente e prende un sentiero secondario. Un modo per sfogare la vita quando pulsa troppo forte. O forse sono le prove generali a cui la vitali prepara: discutere, riflettere, rompere, mediare, conciliare…
Di sicuro non è cosa da poco imparare anche a litigare. A farne un momento di crescita e non di rottura. Ma come è difficile fare di una divergenza di vedute qualcosa che rinsaldi il legame anziché sfibrarlo. Oggi Mario mi ha detto raggiante: “Mamma per il tuo compleanno ti regalo una tomba grandissima!” L’ho guardato perplessa. E ho immaginato di non esserci più e di aver dato al mondo gente che si scanna per tre figurine. Un bel successo.
Forse dovrei riferire loro le regole per litigare, che mi ha insegnato mio cognato: pillole di saggezza per super-manager come lui. 1. Non rinvangare il passato: parliamo di ora. 2. Evitare il “tu sei”, molto meglio: “Se fai così, mi sento così ” 3. Ripetere il punto di vista dell’altro: aiuta l’empatia… Le altre devo averle dimenticate. E anche su queste, interrogata a fondo, prenderei un votaccio. E poi loro vanno avanti a parlamentare, “le ruote le ha staccate lui! “, “E lui mi ha pasticciato l’aereo di carta”. Con tutta la buona volontà, qualche volta non è facile sintonizzarsi sul dramma del cacciabombardiere scarabocchiato proprio sullo stemma. Eppure in qualche modo bislacco sembrano le prove generali dei rudimenti del diritto, della retorica, della logica perfino…

Li lascio fare nella speranza che non passino ai fatti. Il principio di non contraddizione metterà pure radici nelle loro giovani menti. C’è solo un momento in cui non riesco più a trattenermi. Quando con le parole, con l’arte oratoria, il bianco diventa nero e il nero bianco, il torto e la ragione sfumano in una nebbia che giova al più abile. Mi tornano in mente gli anni passati a studiare diritto. Unica via al convivere civile, ma così fragile, qualche volta

lunes, 19 de mayo de 2014

Traduce los siguientes fragmentos

  • [Al primo incontro fra Tyler e il Protagonista]
    Protagonista: Lei che fa?
    Tyler: Come sarebbe?
    Protagonista: Cosa fa per vivere!
    Tyler: Perché, per far finta che le interessi?
    Protagonista: Ah ah ah.
    Tyler: C'è una distratta disperazione nella sua risata. Sapone: io produco e vendo sapone.
  • Tyler: È molto acuto.
    Protagonista: Grazie.
    Tyler: E le dà soddisfazione?
    Protagonista: Cosa?
    Tyler: Essere acuto.
    Protagonista: Tanta.
    Tyler: Continui pure allora... continui pure.
  • Tyler: Sa perché mettono le maschere d'ossigeno sull'aereo?
    Protagonista: Per poter respirare.
    Tyler: L'ossigeno ti fa sballare. In un'emergenza catastrofica, uno fa grandi respiri di paura. A un tratto diventi euforico, docile. Accetti il tuo destino.
  • Tyler: Sì.                                                                               -Chuck Palahniuk- 
Nella mia scuola c'erano un paio di giovani mamme e si comportavano come se il loro figlio fosse un iPod, o un cellulare nuovo, o una cosa del genere, un aggeggio da esibire. Ci sono molte differenze tra un figlio e un iPod. Una delle più grosse è che di solito non ti aggrediscono per portarti via un figlio. Se è notte fonda e sei in autobus, non è necessario che te lo tenga in tasca. E questo dovrebbe far riflettere, visto che ti aggrediscono per rubarti qualsiasi cosa valga la pena di avere: significa che un figlio non vale la pena di averlo (...) 
Era un po' come se avessimo avuto davanti a noi un piatto strapieno e avessimo mangiato tutto in un lampo, e non era avanzato niente. Forse è così che le coppie resistono: evitando di abbuffarsi. Sanno che quel che hanno davanti deve durare a lungo, e così lo centellinano. Anche se spero che la ragione non sia questa. Spero che, quando due persone stanno bene insieme, sia come se qualcuno continuasse a riempirgli il piatto   -Nick Hornby-

miércoles, 14 de mayo de 2014

Comentario acoso escolar

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lunes, 12 de mayo de 2014

Traducción italiano-español

diálogo. 1.

Professore: Lei promette bene, le dicevo, e probabilmente sbaglio, comunque voglio darle un consiglio, lei ha una qualche ambizione?
Nicola: Ma... Non...
Professore: E allora vada via... Se ne vada dall'Italia. Lasci l'Italia finché è in tempo. Cosa vuol fare, il chirurgo?
Nicola: Non lo so, non... non ho ancora deciso...
Professore: Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità, ma lasci questo Paese. L'Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire.
Nicola: Cioè, secondo lei tra un poco ci sarà un'apocalisse?
Professore: E magari ci fosse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire... Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via...
Nicola: E lei, allora, professore, perché rimane?
Professore: Come perché?! Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere
La meglio gioventù

Chi lo sa se questi luoghi avranno memoria di me. Se le statue, le facciate delle chiese, si ricorderanno il mio nome. Voglio camminare un'ultima volta per queste strade che mi hanno accolto tanti anni fa quando tutti mi chiamavano "la toscana". Voglio vedere le pietre gialle, tutta quella luce che ti toglie il respiro. Se le strade conserveranno il rumore dei miei passi. La mia città, la città di Lecce, la devo salutare prima di partire. Ai miei nipoti Antonio, Elena e Tommaso lascio tutto quello che ho ma le terre quelle voglio che sia Antonio ad averle. Devi tornare qui Antonio, perché è qui che appartieni, avrai la terra, la forza che vive quando noi moriamo. Tu Luciana avrai tutto quello che ti serve ma devi farti un po' di coraggio, i ladri non devono passare per forza dalla finestra. Quella è pure casa tua. Voi, Vincenzo e Stefania, non c'è niente che potete fare per non amare Antonio. La terra non può volere male all'albero. Tommaso, scrivi di noi, la nostra storia, la nostra terra, la nostra famiglia, quello che abbiamo fatto di buono e soprattutto quello che abbiamo sbagliato, quello che non siamo riusciti a fare perché eravamo troppo piccoli per la vita che è così grande. La mina vagante se ne è andata. Così mi chiamavate pensando che non vi sentissi. Ma le mine vaganti servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare i piani. (La nonna, discorso finale) 
                  • Mine vaganti

miércoles, 7 de mayo de 2014

Trad. marcadores conversacionales


Traduce el siguiente texto:

  • Eva: Ciao, come va qui? Sempre atmosfera pesante?
    Marco: Neanche si parlano. Ma tu che ci fai qui?
    Eva: No, è che Alex deve fare un catering ad un agriturismo, ed io parto con lui, però prima volevo vedere com'era qui l'atmosfera a casa.
    Marco: Be', ti ha detto male. Non c'è nessuno, fanno tutti a gara a chi esce per primo.
    Eva: Tutti tranne te!
    Marco: Insomma mi tocca stargli un po' addosso. Nella buona e nella cattiva sorte vale anche per i figli dopotutto, no? Da quando papà ha avuto l'infarto non faccio altro che pensare al fatto che loro non sono eterni e che hanno bisogno di noi.
    Eva: Se poi pensi che l'infarto glielo abbiamo procurato noi due.
    Marco: Ma gli siamo stati tutti accanto, no?
    Eva: Non proprio tutti. Anche se forse se tu non fossi andato a Londra quella crisi non si sarebbe risolta, quindi. Io non te l'ho mai riconosciuto.
    Marco: Già, ha salvato la famiglia. Ma è costata cara a noi due.
  • [Marco si risveglia dopo che si è addormentato abbracciato ad Eva, e la guarda dormire]
    [Pensiero di] Marco: «Diglielo che è ancora lei per te! Diglielo che il sonno che dividi con lei è il più dolce del mondo! Diglielo che il tempo non cambia le cose, che ancora oggi provi un brivido soltanto a guardarla dormire! Diglielo che non smetterai mai di amarla! Mai! Ovunque andrà! Diglielo Marco!»
    [Eva si sveglia e notando lo sguardo di Marco si alza]
    Eva: Oddio! Non mi ricordo neanche quando mi sono addormentata!
    Marco: No, niente. Ti sei addormentata ed io non ti ho voluto portare su perché avevo paura di svegliarti e poi mi sono addormentato anch'io e... Eva, io devo dirti una cosa!
    [Eva si avvicina nuovamente al divano e si siede]
    Eva: No, senti te la devo dire anche io una cosa. È una cosa importante. È stranissimo non riesco a trovare le parole per dirtelo. Io e Alex ci sposiamo!
    [Marco resta di stucco, poi sorride]
    Marco: Cavolo! È una notizia bellissima questa! [L'abbraccia triste]
    Eva: E tu che cos'è che mi dovevi dire?
    Marco: Io... Hai presente l'X tour?
    Eva: Sì!
    Marco: Mi hanno preso!
    Eva: Stai scherzando?
    Marco: No!
    Eva: E quanto starai via?
    Marco: Circa un anno!
    Eva: Starai via un anno. E quando parti?
    Marco: Questo pomeriggio.

APUNTES SOBRE ALGUNOS MARCADORES

CUL DE SAC

CUL DE SAC
"«La conciencia no nos impide cometer pecados, pero desgraciadamente sí disfrutar de ellos" Salvador de Madariaga